uando si parla di benefit, si tende quasi sempre a far riferimento alle grandi aziende. Tuttavia, il tessuto produttivo del nostro Paese è composto per la stragrande maggioranza da piccole e medie imprese. Per crescere, le nostre preziose realtà imprenditoriali dovrebbero iniziare a rivalutare questo aspetto chiave: per le PMI, il welfare è un’occasione da non perdere.
La retribuzione base non basta più: ci sono altre strategie utili per migliorare la fiscalità e incentivare il personale. Nel nostro articolo analizziamo come funzionano i pacchetti di fringe benefit e welfare per le PMI, insieme agli attuali tetti di spesa. Concludiamo con qualche consiglio pratico sulla gestione del welfare aziendale per piccole e medie imprese.
Come funzionano i fringe benefit per le PMI
Secondo i dati di Infocamere, le aziende attive in Italia a fine 2024 sono poco più di 5 milioni. Di queste, circa 4,9 milioni sono PMI e occupano più o meno il 75% di tutta la forza lavoro italiana. Un numero che non sorprende, considerata la storia del nostro Paese. Tuttavia, esiste ancora un divario non indifferente tra i pacchetti di benefit offerti dalle grandi imprese, che sono molto diffusi e variegati, e quelli proposti dalle piccole e medie imprese, ancora poco sfruttati.
Ma cosa sono i fringe benefit? Si tratta di beni e servizi erogati in natura a uno o più dipendenti in aggiunta alla normale retribuzione. Vengono concessi come gratificazione, ma non solo: rappresentano un’ottima leva per attirare i migliori candidati durante la selezione del personale e, più in generale, per coltivare i talenti che già lavorano per l’azienda. Sono inoltre convenienti perché permettono di ridurre il cuneo fiscale, visto che sono deducibili.
Esempi pratici
Ci sono diverse tipologie di fringe benefit, da scegliere in base alle proprie necessità. Tra le principali, ricordiamo:
- Buoni shopping
- Auto aziendale
- Telefono aziendale e altri dispositivi tecnologici
- Alloggi
- Stock option
- Prestiti
- Buoni pasto (ma sono trattati diversamente dal punto di vista fiscale)
Come funziona il welfare per le PMI
Come racconta il rapporto 2024 di Welfare Index PMI, il primo indice nazionale che misura il livello di welfare delle PMI, crescono le iniziative per conciliare vita privata e lavoro. Poiché le piccole e medie imprese sono diffuse capillarmente su tutto il territorio, questo consente di aumentare il senso di coesione sociale fuori dall’azienda. Al contempo, però, il welfare aziendale offre una leva strategica nella gestione imprenditoriale.
Se tre PMI su quattro hanno raggiunto una soglia media di benefit erogati, c’è ancora molto da fare. Perché? Semplice: i dipendenti felici contribuiscono al successo di ogni azienda. Stando ai numeri, la cultura aziendale orientata al benessere del personale ha effetti positivi sulla produttività e sulla brand image. E poi c’è il discorso degli incentivi fiscali lanciati dalle Leggi di Stabilità 2016, 2017 e 2018, pensati per sostenere il welfare nelle PMI. Considerato il valore sociale del welfare aziendale, lo Stato ha valorizzato questo strumento grazie alla totale esenzione da tasse e contributi.
Esempi pratici
Dalla salute al tempo libero, passando lo sviluppo del capitale umano e l’assistenza alla famiglia, il welfare aziendale incide su tante aree diverse. Ad esempio, le PMI possono erogare:
- Polizza sanitaria integrativa
- Previdenza complementare
- Corsi di formazione
- Corsi di lingue
- Asilo nido aziendale
- Borse di studio per i figli
- Abbonamenti gratuiti ai mezzi
- Ingressi per cinema, teatri e musei
- Pacchetti viaggio
- Abbonamenti in palestra
Limiti di esenzione per fringe e welfare
Prima di impostare un pacchetto, facciamo chiarezza sui tetti di spesa per fringe benefit e welfare aziendale. Visto che queste due forme di gratificazione per il personale sono regolate diversamente dal Legislatore, conoscere i limiti fiscali e regolamentari è essenziale per evitare errori.
Come già anticipato, il welfare aziendale è completamente esentasse: in base alle sue possibilità e a un calcolo strategico, l’azienda può attenersi a quanto indicato dalla contrattazione di riferimento o aumentare la somma. Ricordiamo però che i benefit devono essere distribuiti a tutti i dipendenti.
I fringe benefit sono esenti da tasse e contributi solo fino a determinate soglie. Attualmente si tratta di 1000 euro all’anno di limite massimo per tutti i dipendenti e di 2000 euro all’anno per i dipendenti con figli a carico.
Consigli per ottimizzare il welfare nelle PMI
Per trovare un giusto equilibrio tra fringe benefit e welfare nelle PMI classiche e nelle PMI innovative, i CEO e i responsabili delle risorse umane dovrebbero mettere in atto una vera e propria strategia. In particolare, ci sono 5 consigli da cui ti consigliamo di partire: vediamoli insieme.
- Mappa i bisogni del tuo team: prima di scegliere i benefit, fai dei sondaggi per capire le preferenze; in questo modo avrai la certezza di accontentare realmente i tuoi dipendenti.
- Scegli dei benefit flessibili: dato che le esigenze aziendali possono cambiare repentinamente, è meglio evitare soluzioni welfare troppo rigide, optando per piattaforme modulari che si adattano alla tua impresa.
- Utilizza il welfare per ridurre il costo del lavoro: per massimizzare il vantaggio economico, converti i premi di produttività in benefit.
- Comunica il valore dei benefit ai dipendenti: spiega i vantaggi offerti da fringe benefit e welfare grazie a una strategia di engagement.
- Automatizza la gestione: usa piattaforme come Coverflex per semplificare i processi amministrativi e burocratici, oltre all’erogazione.
Come Coverflex può aiutare le PMI
In conclusione, per le PMI il welfare e i fringe benefit rappresentano una grande risorsa. Non solo aiutano le aziende a risparmiare sui costi del lavoro, ma contribuiscono a creare un clima positivo e orientato alla crescita. Inizia subito a rivoluzionare la tua attività grazie a una piattaforma intuitiva e flessibile che ti aiuta a gestire tutto senza carichi amministrativi.
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